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h-index: Valori e distribuzioni

nella psicologia e psichiatria accademica italiana

(questo articolo e' stato accettato e verra' pubblicato nel prossimo numero del Giornale Italiano di Psicologia)

  

Massimo Nucci1, Luca Boscolo2 e Giuseppe Sartori1

1Università di Padova, 2VIA-Academy

  

Riassunto: In questo lavoro riportiamo i valori mediani e le distribuzioni degli h-index nella psicologia e psichiatria accademica italiana. Per mezzo di un software appositamente sviluppato e attraverso il motore di ricerca Google Scholar è stato raccolto un database di pubblicazioni dei 1184 accademici italiani incardinati nel raggruppamento disciplinare M-PSI, a questi sono stati aggiunti, per affinità, i 202 docenti del raggruppamento MED/25 (Psichiatria). Per ciascun docente è stato poi calcolato l’h-index. I dati sono distinti e presentati in relazione ai diversi settori scientifico disciplinari, ai differenti ruoli accademici ed ai vari atenei. Sotto il profilo bibliometrico, il settore Psicobiologia e psicologia fisiologica ha mostrato un h-index mediano nettamente più alto rispetto a tutti gli altri settori, seguito, con un valore pari a quasi la metà del primo, dal Psicologia Generale e a seguire tutti gli altri settori, più o meno equivalenti tra loro. La Psichiatria risulta avere valori di h-index simili a quelli della Psicologia Generale.

  

Keywords: h-index, Settori Scientifico Disciplinari, ruoli accademici

  

  

La corrispondenza va inviata a Massimo Nucci, Dipartimento di Psicologia Generale, Via Venezia 8, 35131 Padova. E-mail: massimo.nucci@unipd.it

 

1. INTRODUZIONE

In campo internazionale gli indicatori bibliometrici sono da tempo uno strumento importante nella ricerca scientifica. I recenti database bibliografici – potenti, affidabili e facilmente fruibili – hanno portato ad un notevole aumento del numero e della varietà degli indici di produttività scientifica e, parallelamente, sono cresciuti gli studi che valutano il loro comportamento e la loro affidabilità (per una rassegna si veda Alonso et al., 2009; per l’ambito psicologico Haslam & Laham 2010). Il monitoraggio della ricerca, la promozione e il finanziamento di progetti, sono i classici ambiti di maggior impiego degli indicatori bibliometrici. A questi, più recentemente, si sono affiancati anche le comparazioni tra diversi ambiti di ricerca, tra riviste, tra istituti o nazioni ecc.

Alla base dei differenti indici di produttività scientifica vi sono due principali fonti d'informazione: il numero di lavori pubblicati e il numero di citazioni raccolte. Il numero totale dei lavori pubblicati è il primo fondamentale indice di produttività, normalmente è di facile reperibilità ed ha carattere esclusivamente quantitativo, ovvero non tiene in alcuna considerazione l'impatto che i lavori pubblicati hanno sulla comunità scientifica. Il numero di citazioni raccolte è il secondo importante indice di produttività. Esso è complementare al primo ed esprime un'informazione legata all'interesse e alla rilevanza dei risultati pubblicati e rappresenta un giudizio di valore della comunità scientifica di riferimento. Il numero totale di citazioni raccolte non è un dato di facile reperibilità, e, per la sua natura qualitativa, è sensibile a molti tipi di distorsione. Entrambi questi indici (il numero di pubblicazioni e il numero di citazioni) sono strettamente legati al passare del tempo ed approssimativamente crescono in modo lineare con l’età accademica del ricercatore, ed, in ogni caso, non possono mai diminuire.

I numerosi indici di produttività scientifica proposti negli ultimi anni sono pressoché tutti fondati sul numero dei lavori pubblicati e sul numero di citazioni raccolte, o su loro derivati (ad esempio, valutare un articolo usando l'Impact Factor della rivista dove è pubblicato altro non è che una stima del numero di medio di citazioni attese per quel determinato articolo. Vecchi e nuovi indici bibliometrici cercano comunque di compendiare in un solo valore i frutti della ricerca scientifica, perseguendo la semplicità e fruibilità dell'informazione ed evitando il più possibile le distorsioni.

L'analisi bibliometrica, soprattutto se condotta in modo automatico, ha senza dubbio molti limiti. In particolare, se riferita ad un unico studioso, nessun indice può esprimere in modo soddisfacente la qualità del suo lavoro, tanto che tutti i ricercatori impegnati nella messa a punto di questi indici non si stancano di ripetere che essi non sono adeguati per la valutazione della carriera di un singolo scienziato (cfr. ad esempio Martin, 1996; Carbo-Dorca, 2010; Hirsch, 2005; Yin et al. 2010). Tuttavia, la crescente internazionalizzazione e le limitate risorse disponibili nel modo accademico portano a credere che gli indici di produttività scientifica saranno sempre più utilizzati. Ad esempio, un recentissimo documento dell'ANVUR li propone come criterio di entrata per la valutazione dei canditati e dei commissari nelle procedure di selezione per l'abilitazione scientifica nazionale.

  

2. H-index

Tra i recenti indici di produttività scientifica il più noto e diffuso è senz'altro h-index (Hirsch, 2005). Secondo le parole del suo autore (Hirsch, 2005, p. 16569):

Uno scienziato ha indice h se h tra le n sue pubblicazioni hanno ricevuto ciascuna almeno h citazioni, mentre i suoi (n-h) rimanenti articoli hanno un numero di citazioni minore o uguale ad h.*

In altre parole, se uno studioso ha un h-index di 5 significa due cose: la prima è che lo studioso ha pubblicato almeno cinque articoli, la seconda è che ciascuno di questi 5 articoli ha raccolto almeno 5 citazioni. In altri termini, esprimendo lo stesso concetto in termini negativi, la stessa persona non ha 6 pubblicazioni ciascuna delle quali citate 6 volte. Dalla definizione di h-index segue anche che lo scienziato in questione ha raccolto almeno 25 (h2) citazioni (almeno 5 per ognuno dei 5 articoli), anche se, di solito, queste sono molte di più, in quanto l’h-index ignora gli n-h articoli che non hanno raggiunto le h citazioni. Dal grafico in fig. 1 si può notare come l'h-index non distingua tra due possibili scenari: il caso in cui uno scienziato abbia un numero di articoli pubblicati più alto di quante citazioni abbia raccolto e il caso contrario di uno scienziato che abbia raccolto molte citazioni, ma abbia pubblicato solo pochi articoli.

  

FIG. 1. Interpretazione grafica dell’h-index.

  

Rispetto ad indicatori bibliometrici più tradizionali (ad esempio il numero di pubblicazioni o di citazioni, o la media di citazioni per articolo), l’h-index mostra numerosi vantaggi (cfr. Hirsch, 2005; Alonso et al., 2009). Il principale risulta dal fatto di combinare in un unico valore il dato quantitativo e qualitativo delle pubblicazioni di uno scienziato. Ossia, per aumentare l’h-index è necessario che ogni nuovo lavoro pubblicato raccolga un numero di citazioni maggiore dei precedenti, i quali, a loro volta, devono continuare ad accumulare citazioni (come già accennato, un disequilibrio non porta all’incremento dell’h-index). In nessun punto della procedura di calcolo dell’indice entra la valutazione soggettiva: l’h-index può essere calcolato in modo automatico, garantendo così criteri di massima oggettività. Infine, ma di fondamentale importanza, l'h-index è un indicatore che esprime un’informazione molto intuitiva, facile da comprendere e da trasmettere (altri indici sono più complessi e meno trasparenti ovvero, in caso di pari semplicità, solo parziali).

Naturalmente l'h-index non è esente da difetti e svantaggi. Innanzitutto, l’h-index non può essere adoperato per confrontare discipline tra loro molto differenti (Costas e Bordons, 2007; Hirsch, 2005). Diversi stili nella stesura dei lavori scientifici portano a differenze molto ampie sulla quantità media di lavori citati per ogni articolo. Allo stesso modo, il bacino di potenziali citatori è molto diverso nelle varie discipline e, a volte, anche all’interno stessa disciplina. Ad esempio, in ambito neuropsicologico, dal 2005 al 2010, gli articoli sul “neglect” beneficiano di un bacino di potenziali citatori pari a 2080 articoli, mentre alle stesse condizioni gli articoli sulla “agnosia” ne hanno solamente 93 (questi valori sono stati calcolati con la procedura descritta analiticamente più avanti).

L’h-index dipende anche dalla anzianità di ricerca dello scienziato e dunque non è possibile utilizzarlo in modo servile per confrontare singoli o gruppi di ricerca che hanno età accademiche molto diverse (Kelly & Jennions, 2006; Hirsch, 2005). Ancora, come già accennato, l'h-index non tiene conto di articoli molto citati, penalizzando gli studiosi che pubblicano pochi articoli di alta qualità (ovvero coloro che adottano la cosiddetta “selective publication strategy”, cfr. Costas e Bordons, 2007) e, similmente, non tiene conto di lavori che, per mille ragioni, sono poco citati. Di conseguenza, l'uso – o l'abuso – dell'h-index può portare ad un cambio nello stile di ricerca degli studiosi, rischiando un avvilente appiattimento negli argomenti e nello stile (cfr. Van Raan, 2006; Weingart 2005). In particolare, un singolo studioso ha tutto l'interesse a pubblicare su argomenti molto discussi e studiati, al limite seguendo la moda del momento, mentre non ne ha nessuno a proporre articoli originali, ancor di più se di nicchia. A simili conseguenze può portare anche il fatto che l'h-index non tiene conto della posizione nella lista degli autori, contando allo stesso modo il lavoro a nome singolo e l'ottavo nome su dieci. Ancora, non vi è distinzione tra le ragioni della citazione (includendo allo stesso modo una citazione en passant nell'introduzione, una citazione dovuta ad una critica ampia e costruttiva e una di denuncia per errore o conflitto di interessi). Infine, il calcolo automatico dell'h-index ha mostrato margini di errore nel caso di studiosi con nomi molto comuni, non potendo distinguere l'uno dall'altro. È possibile ridurre questo inconveniente limitando il calcolo automatico a specifiche aree di ricerca, tuttavia questo espediente non è applicabile in quelle discipline – come la psicologia – che raccolgono molti campi d'indagine.

Questi ed altri limiti dell’h-index erano senz’altro chiari al suo autore che, in qualche modo, li compendia nella frase (Hirsch, 2005, p. 16571): “Per quanto io creda che un alto indice h sia un affidabile indice di alta produttività, l'inverso non è necessariamente sempre vero”. Pressoché tutti i nuovi indicatori bibliometrici tentano di ridurre l’impatto dei limiti e delle distorsioni cui i vari indici sono soggetti (cfr. Bornmann, 2011; Retzera & Jurasinskib, 2009; Norris & Oppenheim, 2010). Tra questi segnaliamo due varianti dell'h-index: il g-index (Egghe, 2006), che permette da dar un maggior peso agli articoli con molte citazioni e l’IF-H index (Degli Esposti et al., 2011), che corregge per i diversi stili di citazione e per anzianità di carriera.

  

In questo lavoro presenteremo la mappatura del valore mediano e delle distribuzioni degli h-index della psicologia e psichiatria accademica italiana. I dati sono stati distinti in relazione ai diversi settori scientifico disciplinari (SSD), ai differenti ruoli accademici ed infine ai vari atenei suddivisi per dimensione.

  

  

3. METODO

Lo studio è stato condotto mediante il calcolo automatico degli h-index basandosi sul database di Google Scholar. Il calcolo degli h-index è stato eseguito nel settembre 2011.

Il software necessario al calcolo dell’h-index è stato scritto in due differenti linguaggi di programmazione: il VB.NET (Visual Basic .NET, evoluzione del classico Visual Basic dedicato alle reti) e il C# (C sharp, erede del linguaggio C++) all’interno dell’ambiente Microsoft .net Framework. Il programma è stato eseguito su una piattaforma Windows Server 2008, i dati raccolti sono stati memorizzati in un database SQL server 2008. Il software automatizza le operazioni che un qualsiasi operatore può fare manualmente: si connette al sito Google Scholar (http://scholar.google.com) tramite un web browser, inserisce un nome e un cognome e salva il risultato della ricerca, ossia le pubblicazioni con la lista degli autori, il numero citazioni ricevute, i link alla pubblicazione ed altre informazioni che Google Scholar fornisce. Quindi, in base al numero delle pubblicazioni e citazioni ricevute, calcola l’h-index. Nel caso di cognomi doppi, il software considera solo il primo dei due: diverse prove hanno indicato questa scelta come la più accurata. Nessun tipo di procedura è stata messa in atto per correggere l’errore derivante da docenti con nome e cognome uguali.

I dati riguardati gli accademici (istituto d’appartenenza, ruolo accademico e SSD) sono stati registrati dal sito del consorzio CINECA nel novembre 2010 (http://cercauniversita.cineca.it/). Il MIUR inquadra i docenti di ruolo in tre fasce (ricercatori, associati e ordinari) e in 28 raggruppamenti scientifico-disciplinari. Il raggruppamento di psicologia è indicato dalla sigla M-PSI ed è composto da 8 settori: M-PSI/01 Psicologia Generale, M-PSI/02 Psicobiologia e Psicologia Fisiologica, M-PSI/03 Psicometria, M-PSI/04 Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione, M-PSI/05 Psicologia Sociale, M-PSI/06 Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, M-PSI/07 Psicologia Dinamica, M-PSI/08 Psicologia Clinica. Contestualmente ai raggruppamenti psicologici abbiamo analizzato anche il settore MED/25 (Psichiatria). Questa scelta è giustificabile sia perché le analisi quantitative dell’ISI (Institute for Scientific Information) sono condotte solitamente sull’insieme della Psicologia e Psichiatria, sia perché esiste una alta mobilità fra i SSD M-PSI/08 e MED/25.

In tutte le analisi condotte abbiamo utilizzato la mediana, preferibile alla media per la sua maggiore robustezza e stabilità. Usando la mediana le eventuali singole sopravalutazioni dei valori di h-index dovute a nomi molto comuni hanno un impatto modesto sul risultato finale. E lo stesso si può dire in relazione a possibili sottovalutazioni riconducibili alla incompletezza del database di Google Scholar. L'unica eventualità di distorsione – per errori non sistematici – si verificherebbe, in ipotesi, solamente quando dati inferiori alla mediana venissero a superarla per errore o viceversa; anche in questo caso però esiste la possibilità che i due errori, almeno in parte, si annullino.

Al fine di ottenere una stima empirica dell’errore dovuto all’automatizzazione del processo abbiamo confrontato i valori ottenuti mediante l’algoritmo con nuove analisi non automatiche, condotte caso per caso per i raggruppamenti M-PSI/01 e M-PSI/02 del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. Le medie degli h-index verificati individualmente (ovvero controllando ciascuna pubblicazione) si discostavano pochissimo dalle medie di quelli calcolati in modo automatico (l'errore medio è risultato essere inferiore all’unità).

  

  

4. RISULTATI

Il database analizzato comprende un totale di 1184 accademici incardinati nel raggruppamento disciplinare M-PSI, a questi si aggiungono 202 afferenti nel settore MED/25 (Psichiatria). In tab. 1 sono riportate le numerosità suddivise per SSD e per ruolo accademico (Ricercatore, Associato e Ordinario). Come prevedibile, i ricercatori superano in numerosità gli associati, a loro volta più numerosi – anche se non di molto – degli ordinari. Il SSD più numeroso è Psicologia Generale con 278 strutturati (105 ricercatori, 83 associati e 90 ordinari), il meno numeroso è Psicometria con 69 strutturati (31 ricercatori, 25 associati e 13 ordinari).

  

TAB. 1. Numero degli strutturati distinto per SSD (cui è stato aggiunto MED/25 per affinità) e ruolo accademico

  

Ricercatore

Associato

Ordinario

Tot

M-PSI/01

105

83

90

278

M-PSI/02

50

32

32

114

M-PSI/03

31

25

13

69

M-PSI/04

87

50

51

188

M-PSI/05

73

45

42

160

M-PSI/06

46

15

20

81

M-PSI/07

57

32

30

119

M-PSI/08

84

55

36

175

Tot

533

337

314

1184

  

  

  

  

  

MED/25

106

50

46

202

  

In tab. 2 sono riportate le mediane degli h-index, sempre divise per SSD e ruoli accademici. Ricercatori, associati ed ordinari hanno rispettivamente mediane di 4, 6 e 10.5. Tra i SSD la mediana più alta è quella di M-PSI/02 con valore 17, quasi il doppio dello M-PSI/01 con valore 9. Tutti i rimanenti settori mostrano valori simili, variando da un minimo di 3 ed un massimo di 6. MED/25 risulta avere un h-index mediano pari a 9, coincidente alla mediana del settore M-PSI/01.

È interessante notare come i valori di h-index degli ordinari più produttivi tendono a collocarsi nella fascia 30-50 per tutti i raggruppamenti fatta esclusione per il raggruppamento M-PSI07 nel quale si osservano valori più bassi.

    

TAB. 2. Mediana degli h-index distinta per SSD (cui è stato aggiunto MED/25 per affinità) e ruolo accademico.

  

Ricercatore

Associato

Ordinario

Tot

M-PSI/01

6,0

8,0

15,0

9,0

M-PSI/02

13,0

21,0

34,5

17,0

M-PSI/03

4,0

5,0

12,0

6,0

M-PSI/04

3,0

5,0

8,0

5,0

M-PSI/05

4,0

6,0

9,5

5,0

M-PSI/06

3,0

4,0

6,5

3,0

M-PSI/07

2,0

4,0

5,5

3,0

M-PSI/08

3,0

4,0

10,5

4,0

Tot

4,0

6,0

10,5

6,0

  

  

  

  

  

MED/25

4,0

13,5

19,0

9,0

  

  

In tab. 3 sono riportati gli stessi dati della tab. 2, unificando però i SSD nei 4 settori concorsuali denominati 11/E – PSICOLOGIA, proposti dal CUN ed oggetto di un recente decreto ministeriale. Il primo raggruppamento (psicologia generale, psicobiologia e psicometria) mostra la mediana maggiore con valore 10, seguito dagli altri, pressoché pari, con mediana 4 o 5.

  

TAB. 3. Mediana degli h-index distinta per i nuovi settori concorsuali e ruolo accademico.

11/E - PSICOLOGIA

Ricercatore

Associato

Ordinario

Tot

11/E1 (M-PSI/01/02/03)

8,0

10,0

19,0

10,0

11/E2 (M-PSI/04)

3,0

5,0

8,0

5,0

11/E3 (M-PSI/05/06)

3,0

5,5

7,5

4,0

11/E4 (M-PSI/07/08)

3,0

4,0

7,0

4,0

Tot

4,0

6,0

10,5

6,0

  

  

  

  

  

06/D5 (MED/25)

4,0

13,5

19,0

9,0

  

  

  

  

  

  

In fig. 2 sono riportate le distribuzioni degli h-index dei SSD e ruoli accademici, singoli e in rapporto l’uno con l’altro. Ciascun grafico riporta la skewness, indice di asimmetria della distribuzione. Un valore positivo indica che la maggior parte dei dati è situata alla sinistra della media e che la coda destra della distribuzione è più lunga di quella sinistra, vale in contrario per un valore negativo. Oltre alla skewness, ogni grafico riporta anche il valore di curtosi della distribuzione, indice di allontanamento dalla normalità distributiva. Un valore positivo indica un allungamento della curva in relazione alla distribuzione normale (distribuzione leptocurtica), uno negativo indica un appiattimento (distribuzione platicurtica)*. In misura diversa, tutti i singoli SSD mostrano un’asimmetria verso destra (skewness positiva), tra questi M-PSI/05 E M-PSI/08 sono i più asimmetrici. Anche i ruoli accademici mostrano tutti un’asimmetria verso destra, più marcata per i ricercatori, e via via riducendosi per gli associati ed gli ordinari. In relazione alla curtosi, tutte le distribuzioni dei singoli SSD e dei tre ruoli accademici mostrano di avere – in misura diversa – una distribuzione leptocurtica. Anche per il SSD MED/25 (vedi fig. 3) si osserva una regolare asimmetria verso destra, mentre fa eccezione invece la curtosi della distribuzione degli associati che mostra una distribuzione platicurtica.

FIG. 2. Distribuzioni degli h-index distinti per SSD e ruoli accademici (Skw indica la Skewness, Ktr la curtosi).

 

 

FIG. 3. Distribuzioni degli h-index del SSD MED/25, distinto per ruolo accademico (Skw indica la Skewness, Ktr la curtosi).

  

Infine, in tab. 4 sono riportate le mediane degli h-index dei SSD M-PSI, divise secondo l’appartenenza ai principali atenei italiani. La scelta è stata fatta selezionando gli atenei con un numero di strutturati nel raggruppamento M-PSI almeno pari a 12. I dati sono presentati distinguendo le sedi universitarie – secondo le indicazioni del CIVR – in Atenei Grandi (più di 20.000 iscritti), Atenei Medi (dai 10.000 ai 20.000 iscritti) e Atenei Piccoli (meno di 10.000 iscritti); i dati provengono dal sito del MIUR (http://anagrafe.miur.it) e riguardano l’anno accademico 2010/2011. Tra gli Atenei Grandi, Padova mostra il massimo valore mediano con 9 (Verona con 28 per il solo MED/25, vedi tab. 5), tra gli Atenei Medi Trento ha la maggiore mediana con il valore di 16 (Brescia con 14 per il solo MED/25, vedi tab. 5), tra gli Atenei Piccoli Milano S. Raffaele arriva al valore mediano di 23, il più alto di tutti gli atenei italiani (ancora Milano S. Raffaele con 41 per il solo MED/25, vedi tab. 5).

  

TAB. 4. h-index mediano relativo agli atenei italiani con un numero di strutturati in SSD M-PSI almeno pari a 12, divisi in “Grandi” (più di 20.000 iscritti), Medi (tra i 10.000 e i 20.000 iscritti) e Piccoli (meno di 10.000 iscritti).

Atenei Grandi

Strutturati

h-index

  

Atenei Medi

Strutturati

h-index

Bari

20

6,0

  

Bergamo

16

3,0

Bologna

91

7,0

  

Modena e Reggio Emilia

13

7,0

Cagliari

31

3,0

  

Trento

29

16,0

Catania

14

1,0

  

Trieste

21

10,0

Chieti - Pescara

26

4,5

  

Urbino

13

4,0

Firenze

47

5,0

  

  

  

  

 

Genova

18

4,0

  

Atenei Piccoli

Strutturati

h-index

Messina

12

2,0

  

Milano - S. Raffaele

13

25,0

Milano - Bicocca

74

7,0

  

Valle d'Aosta

13

4,0

Milano - Cattolica

58

5,0

  

  

  

  

 

Milano - Statale

17

6,0

  

  

  

  

 

Napoli - Federico II

26

3,5

  

  

  

  

 

Napoli - Seconda Univ

31

4,0

  

  

  

  

 

Padova

129

9,0

  

  

  

  

 

Palermo

48

3,0

  

  

  

  

 

Parma

17

3,0

  

  

  

  

 

Pavia

15

6,0

  

  

  

  

 

Roma - La Sapienza

155

8,0

  

  

  

  

 

Torino

65

6,0

  

  

  

  

 

Verona

23

5,0

  

  

  

  

 

 

TAB. 5. h-index mediano relativo agli atenei italiani con un numero di strutturati nel SSD MED/25 almeno pari a 3, divisi in “Grandi” (più di 20.000 iscritti), Medi (tra i 10.000 e i 20.000 iscritti) e Piccoli (meno di 10.000 iscritti).

Atenei Grandi

Strutturati

h-index

  

Atenei Medi

Strutturati

h-index

Bari

5

15

  

Brescia

4

14

Bologna

10

8,5

  

Sassari

4

3

Cagliari

3

18

  

Siena

3

5

Catania

9

1

  

Trieste

3

5

Chieti - Pescara

4

11

  

  

  

  

 

Firenze

4

18,5

  

Atenei Piccoli

Strutturati

h-index

Genova

5

2

  

Milano - S. Raffaele

3

41

L'Aquila

5

14

  

Insubria

3

2

Messina

7

5

  

  

  

  

 

Milano - Cattolica

13

6

  

  

  

  

 

Milano - Statale

9

7

  

  

  

  

 

Napoli - Federico II

8

1,5

  

  

  

  

 

Napoli - Seconda Univ

12

15,5

  

  

  

  

 

Padova

4

22,5

  

  

  

  

 

Palermo

4

1,5

  

  

  

  

 

Parma

4

17

  

  

  

  

 

Pavia

5

6

  

  

  

  

 

Perugia

3

2

  

  

  

  

 

Pisa

8

16,5

  

  

  

  

 

Roma - La Sapienza

17

4

  

  

  

  

 

Roma - Tor vergata

9

5

  

  

  

  

 

Torino

10

17

  

  

  

  

 

Verona

7

28

  

  

  

  

 

  

  

5. CONCLUSIONI

L’h-index è uno dei principali indici bibliometrici tra quelli attualmente impiegati in campo internazionale. Esso viene utilizzato come misura sintetica di aspetti sia quantitativi sia qualitativi legati alla ricerca. In questo studio abbiamo calcolato gli h-index della psicologia e psichiatria accademica italiana, riportando il valore mediano e le distribuzioni al variare dei differenti SSD, dei diversi ruoli accademici e dei vari atenei. I dati analizzati dal database di Google Scholar su una popolazione di 1184 strutturati di psicologia e di 202 di psichiatria mostrano come il SSD M-PSI/02 abbia un h-index mediano nettamente più alto rispetto a tutti gli altri settori, seguito, con un valore pari a quasi la metà del primo, dal M-PSI/01 e a seguire tutti gli altri, più o meno equivalenti tra loro. Questa distribuzione è verosimilmente riconducibile ai differenti stili di ricerca e di pubblicazione dei vari SSD. Similmente, l’incremento dell’h-index mediano registrato nelle tre fasce di docenza è in parte riconducibile alle differenze medie d’età accademica nei diversi ruoli (ricercatore, associato e ordinario). Dal punto di vista bibliometrico, il settore MED/25 non si distingue dalla maggior parte dei settori M-PSI.

In relazione ai settori concorsuali di recente proposta, emerge con assoluta chiarezza quando sia problematico – dal punto di vista della valutazione bibliometrica – l’accorpamento proposto dal primo dei quattro nuovi settori (11/E1). I settori Psicologia generale, Psicobiologia e psicologia fisiologica e Psicometria hanno h-index mediani molto differenti tra loro (nei diversi ruoli accademici si arriva a casi in cui il valore più alto è il più del quadruplo del più basso). In questa situazione il SSD con i valori mediani più bassi (ossia M-PSI/03) andrebbe a subire un pesante svantaggio a favore del SSD con i valori mediani più alti (ossia M-PSI/02). Gli accorpamenti presenti negli altri settori concorsuali sono, da questo punto di vista, meno problematici.

In ogni caso, i dati qui riportati potranno essere di utile consultazione nella programmazione delle risorse e al fine posizionare, comparativamente, il singolo ricercatore o gruppi di ricercatori con il raggruppamento a cui appartiene. Più in generale, l’h-index e gli altri indici ad esso legati saranno senz’altro utili per una valutazione preliminare orientativa, tuttavia a causa dei notevoli limiti di tutte le attuali metodiche bibliometriche, difficilmente potranno da soli costituire il criterio base di una valutazione.

 

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The median h-index ​​and its distributions in Italian academic psychology and psychiatry

  

Summary: In this paper the median values ​​and the distributions of h-index in Italian academic psychology and psychiatry was report. Using customized software and Google Scholar site an exhaustive database of Italian academic psychology and psychiatry scientist was collected and for each one was then calculated the h-index. Data are presented for each institutional research areas, academic roles and university. From a bibliometric point of view, the Psychobiology and physiological psychology has shown the median h-index considerably higher than all other research areas, followed from the General Psychology. Psychiatry appears to have h-index values ​​similar to those of General Psychology.

 

 

Keywords: h-index, research areas, academic roles


 



* In questa e nelle altre citazioni la traduzione dall’inglese è nostra.

* Si tenga conto che la curtosi è difficilmente leggibile in distribuzioni non unimodali.


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