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continua...
 
20 maggio 2013
University ranking vs. reform in Italy? Rimandare per inesorabilmente decadere

Large Italian Universities Academics 5/13 total TIS (5/13) % TIS PA 2011 punti organico^ >80% budget for salaries
Milano" 2087 137 6.6 33.2
Padova  2127 123 5.8 33.6
Firenze  1734 95 5.5 26.4
Genova" 1292 70 5.4 20.1
Bologna  2771 145 5.2 47.6
Perugia  1079 56 5.2 0  
Roma 2" 1393 72 5.2 0  
Torino  1986 102 5.1 26.7
Pavia  955 42 4.4 16.2
Pisa  1532 60 3.9 22.1
Milano Bicocca  879 33 3.8 13.2
Parma 917 29 3.2 14.4
Napoli Federico II 2516 77 3.1 35.3  
Roma 1 La Sapienza 4023 116 2.9 51.9
Napoli 2  985 25 2.5 11.2
Cagliari 1046 24 2.3 12
Palermo 1720 20 1.2 17.8  
Cattolica Sacro Cuore  1426 46 3.2 not applicable also private financing
"Several academics (TIS)  have dual affiliation with other Institutes       ^RIPARTO RISORSE (€ 13m)
PIANO STRAORDINARIO 2011 PROFESSORI II FASCIA
http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-171307910

Dear all,

propongo alla vostra attenzione questa tabella che combina alcune informazioni chiave,  utili in particolare a chi  aspira ai prossimi concorsi per professore universitario, che saran riservati a coloro che avran conseguito l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN). Mi risulta che le commissioni ASN stanno procedendo alacremente al lavoro valutativo, dopo i ritardi nel ricevere dal MIUR/Cineca i dati bibliometrici degli oltre 50,000 candidati. Per i settori concorsuali maggiori, le commissioni avran tempo fino a fine estate e quindi i concorsi verran fuori,  probabilmente, in autunno.

Abbiamo appreso dall'ANVUR che i risultati del concomitante processo VQR verranno divulgati prima, suddividendo gli Istituti (universitari e di ricerca) in tre categorie di grandezza, commisurate al numero delle pubblicazioni sottomesse a ciascun comitato GEV - quindi in proporzione al numero degli accademici e/o ricercatori degli Istituti stessi. Ci saranno allora almeno 14 (VQR committees) x 3 (Institutes' size) = 42 rankings degli atenei ed Istituti per la qualita' scientifica. Ne consegue che gli Istituti maggiori (size = large) saran gli atenei con almeno 800 accademici, praticamente quelli  riportati in Tabella (senza il CNR, per il quale esiste un enorme overlapping con diversi atenei per via della doppia affiliazione di vari accademici). Rimangono fuori da questa Tabella gli Istituti accademici o di ricerca intermediate and small, che normalmente si collocano nelle posizioni top dei rankings (non solo sulla base della frazione dei TIS mostrata in tabella, che comunque risulta ben correlata ai principali ranking internazionali).  Stiamo lavorando a tabelle equivalenti per questi Istituti, i cui dati non son cosi' aggiornati come per gli atenei riguardo al numero degli affiliati (argomento spinoso per il San Raffaele, in particolare, dati i suoi problemi finanziari ed organizzativi, che il nuovo Ministro Carrozza ha recentemente contribuito a risolvere - non si sa con quante risorse pubbliche...).

Anche al Ministro Carrozza, cui abbiamo fatto i nostri sentiti auguri nel post di un mese fa, potrebbe interessare questa Tabella, soprattutto per le due colonne a destra, che si potrebbero definire di signal transduction (signal being = VQR, or any other ranking). La colonna "PA2011" riporta infatti la suddivisione, decisa dal precedente Ministro, della quota finanziaria assegnata ai vari atenei per reclutare posti di Professore Associato di II fascia (PA) con fondi che debbono essere utilizzati (salvo proroghe) entro il 2013, come ribadito in una recente nota ministeriale. Notare che un punto organico equivale ad un posto di Professore Ordinario, mentre un posto a PA "vale" 0.7 punti per un candidato esterno, ma 0.2 punti per un ricercatore interno allo stesso ateneo (secondo la bizzarra norma introdotta non si sa da chi o quando che trasforma gli atenei italiani in feudi arroccati, al contrario dell'apertura all'esterno degli istituti stranieri - ed in alcuni casi pure italiani, ma solo di ricerca). L'ultima colonna riporta gli atenei che sono in rosso secondo il criterio (introdotto dal Ministro Gelmini) di aver sfondato l'80% del budget per spese di personale - quindi teoricamente esclusi dai prossimi reclutamenti.

Sommando i punti assegnati dal ministero a quelli che i singoli atenei hanno ottenuto riciclando i posti dei professori andati in pensione (con gli ordinari che possono continuare ad andare in pensione a 72 anni , probabilmente con sistema NON contributivo...), MENO le forti decurtazioni imposte dalla spending review del governo Monti, si arriva ad un numero di circa 2000 posti PA che potrebbero essere banditi entro la fine di quest'anno. Con questi dati, dove si potrebbe puntare per ottenere un posto a PA? Guardando agli atenei maggiori (Tabella), che per forza statistica avranno maggiori possibilita' di reclutare in svariate aree scientifiche, io candidato mi trovo di fronte ad alcuni problemini.

Se per esempio son siciliano o campano e vorrei entrare nel mondo accademico della mia regione, guardo al ranking scientifico, o cerco qualcuno che mi aiuti a capire come mai i grandi atenei della mia regione hanno ottenuto punti organico pur essendo in rosso? E poi che succede se vanno veramente in bancarotta?

Se sono invece lombardo-veneto-emilano e vorrei tornare nel mondo accademico in cui mi son formato, che chances posso mai avere? Conoscendo l'ambiente, presumo infatti che i posti sono stati  inesorabilmente "battezzati" dai gruppi accademici potenti, seguendo sistemi avulsi da una  seria valutazione scientifica, incluso la prossima VQR.

In ogni caso, l'outlook del sistema accademico e della ricerca in Italia risulta in declino permanente, ma per sempre fedele alla tradizione di temporeggiare e rimandare - tanto chi ha dato ha dato, e chi avuto ha avuto. Mentre il nuovo Parlamento ha ben altri obiettivi prioritari per nuovi disegni di legge, si assiste all'indifferenza di partiti e Governo all'educazione superiore e la ricerca che la alimenta. Nei media, invece, al momento risuonano le richieste del 5 per mille dei contribuenti per finanziare la ricerca di vari Istituti, il cui ranking ufficiale non esiste (ma forse il VQR potrebbe aiutare, in futuro). Viene purtroppo in mente la frase:

"Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi"

I soldi son solo un aspetto del problema atavico italiano: abbiam bisogno di cultura  come nessun altro paese avanzato, e siamo fra i paesi avanzati in cui la cultura e la ricerca vengon meno considerate, e quindi finanziate!

Ministro Carrozza, riesce a far qualcosa per ridimensionare questo problema?






Posted by: dr. Mauro Degli Esposti
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28 aprile 2013
Good Luck Prof. Carrozza!

Da ieri abbiamo un nuovo Ministro dell’ Istruzione e università e ricerca, Prof. Maria Chiara Carrozza della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Risulta essere il primo ministro dell'Istruzione annoverato fra i Top Italian Scientists

Le rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro!


Posted by: dr. Mauro Degli Esposti
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23 aprile 2013
Una noterella-editorale sulla attuale fase politica italiana

Come vi avevo preannunciato nel post precedente, ho chiesto al caro amico Giordano Montecchi, critico musicale e giornalista, di farci un articolo sull'attuale situazione politica italiana, in forte transizione (verso la fase liquida, of course). Ricevo oggi un ampio editoriale che riflette tutta l'amarezza degli intellettuali  che fino a poco tempo fa si consideravano "di sinistra" - oramai una definizione priva di senso in Italia, come Giordano ci spiega in modo spietato. Chiaramente, la Via-academy raccoglie persone di tutte le opinioni politiche; le opinioni di Giordano vengono postate qui per eventualmente stimolare una discussione fra noi.

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Gli italiani che inveiscono contro la casta fanno il paio con i parlamentari che applaudono Napolitano II quando inveisce contro i loro stessi partiti.

La politica che, come sempre, è una nostra secrezione, in Italia riesce a farsi odiare ogni giorno di più, ma in realtà, mai come in questa fase educa il “popolo” col suo esempio, inculcando quotidianamente ai cittadini alcuni inossidabili principi: a) non ti fidare di nessuno; b) stai attento a non farti fregare;  c) pensa al tuo interesse e fottitene del resto; d) afferra l’uovo oggi, domani chissenefrega. Gli italiani detestano una politica che li ritrae in modo così impietoso e iperrealistico.

Però c’è una fetta consistente (nessuno sa dire quanto consistente, anche se verosimilmente minoritaria) che non accetta più questa deriva devastante. Dell’80% degli italiani che inveiscono contro la casta (il 20% residuo forse non sa neppure di cosa stiamo parlando), una parte, che definirei “nobile”, inveisce in nome della questione morale, rivendicando il ripristino di principi e diritti sanciti da una Costituzione repubblicana e antifascista quotidianamente stuprata. In questa parte c’è l’espressione migliore della “sinistra”, categoria che, a causa del patologico deficit di rappresentanza dei partiti, è oggi politicamente trasversale (davvero un bel paradosso)..

Un’altra parte, forse la maggioranza, educata e indurita alla scuola gladiatoria della politica televisiva, vuole semplicemente fare giustizia sommaria, vendicarsi di una classe politica colpevole ai suoi occhi di ruberie che, in una visuale altrettanto sommaria, sarebbero la vera e unica causa dell’insopportabile impoverimento e peggioramento delle condizioni di vita della “gente”.

Beppe Grillo e il movimento Cinque stelle, il più rilevante fenomeno politico emerso nell’Europa degli ultimi anni, hanno interpretato efficacemente questo  malcontento, attingendo consensi in entrambe le specie di malcontento.

L’esito recentissimo, per molti versi emozionante o addirittura esaltante, considerata la contingenza attuale del nostro paese, è stata la candidatura di Stefano Rodotà al Quirinale che evidentemente ha dato voce alla corrente “nobile” del malcontento, e che prospettava la concreta possibilità di coalizzare in una figura altamente emblematica rappresentanze parlamentari eterogenee ma accomunate dalla loro dichiarata opposizione a Berlusconi e al berlusconismo, cioè al corruttore (come lo definì vent’anni fa Vittorio Foa) della politica italiana, al fattore principale della strisciante delegittimazione della Carta costituzionale e dell’accelerato imbarbarimento giuridico ed etico della vita politica degli ultimi decenni.

Per la prima volta da vent’anni a questa parte era a portata di mano la possibilità di sottrarsi all’illegalità e al malcostume endemici del berlusconismo, e al loro potere ricattatorio, verosimilmente tanto enorme quanto sfuggente.

Il rifiuto di questa opportunità da parte del maggior partito, che agli occhi del suo elettorato dovrebbe incarnare l’opposizione di massa al berlusconismo (rifiuto sconcertante, torbido, non motivato, offensivo del buon senso e della ragionevolezza), è forse la ferita più profonda che mai un partito abbia inferto ai propri elettori. La conferma dolorosa e clamorosa di quanto siano fondate le critiche alla degenerazione di un sistema partitico ormai ringhiosamente sordo alle istanze della base. Una conclusione che non solo sembra giustificare l’epiteto considerato offensivo di “Pd-meno elle”, indirizzato a questo partito, ma che autorizza tutte le peggiori illazioni in merito a patti inconfessabili intercorsi e operanti fra schieramenti politici che dovrebbero invece essere avversari.

Non regge la pur meschina giustificazione che il Pd non avrebbe votato Rodotà per ripicca contro un movimento che fino ad allora era stato solo capace di insultatare, e che si era poi appropriato di un suo ex leader. Molto più realistico è che la schiena dritta e inflessibile di Rodotà rappresentasse un elemento  di disturbo, anzi una minaccia troppo grave per un sistema fondato sulla spartizione del potere fra parti politiche avversarie sulla carta, ma nei fatti in società fra loro.

Ma il punto più sostanziale non è questo. Esso sta piuttosto nell’evidente, pressoché generalizzata rimozione da parte dei partiti della questione morale, liquidata come argomento politicamente non pertinente;  nell’esibito, supponente atteggiamento di fastidio bi-partisan o tri-partisan nei confronti di un vasto settore dell’elettorato che alla politica chiede trasparenza, integrità, disinteresse, spirito di servizio ed esige inflessibilità su questi principi.

A destra come a “sinistra”, queste istanze vengono delegittimate bollandole come istanze populiste e demagogiche: il valore dell’onestà viene azzerato facendone un sinonimo di populismo. Ed è proprio questo l’insulto più inaccettabile (e deleterio) che la politica scaglia a sua volta contro la coscienza civile che l’accusa di essere disonesta.

È più che comprensibile e persino “naturale” che certi argomenti vengano sbandierati fino alla nausea da uno schieramento aggregatosi attorno a un leader entrato in politica vent’anni fa col dichiarato proposito di fare dell’immunità parlamentare lo scudo contro le inchieste giudiziarie a suo carico. Un leader che ha saputo farsi alfiere di tutti gli italiani aventi pendenze con la giustizia, politici, imprenditori, cittadini, dipingendo il sistema giudiziario come un potere dispotico che attenta alla libertà e alla “democrazia”.

Grazie a una smisurata macchina mediatica, questi argomenti si sono trasformati in veicolo di corruzione dell’opinione pubblica e della coscienza civile, nonché in ideologia revisionista, negatrice del valore storico e politico di “Mani pulite”, del processo di edificazione della Repubblica, della validità stessa della Costituzione e dei principi su cui essa si fonda, dall’antifascismo, alla separazione dei poteri legislativo esecutivo e giudiziario.

Stefano Rodotà per un attimo ha rappresentato l’alternativa possibile, l’arma forse vincente contro questa angosciante marea eversiva e corruttrice.

Il naufragio di questa opportunità è invece la riprova non dell’inettitudine, della miopia o dell’ottusità come le critiche e le autocritiche tendono a enfatizzare, bensì della sostanziale, inconfessabile contiguità o addirittura complicità (poco importa che essa sia frutto o meno di ricatto) di larghissima parte del sistema politico con la centrale di potere berlusconiana, il cui primo nemico non sono i comunisti, ma è la legalità stessa.

“Traditori” non sono quelli che hanno affossato la candidatura Prodi, ma tutti coloro – un intero partito con pochissime eccezioni – che hanno tramato per impedire il realizzarsi di un’opportunità che per l’Italia avrebbe potuto essere di portata storica.

Resta una sensazione atroce di disillusione, di tradimento delle aspettative;  il dover ammettere la fondatezza delle peggiori accuse, che esiste una connivenza nei fatti, nascosta dietro un paravento di menzogna sistematica.

Indipendentemente dal giudizio nei confronti suoi e del suo movimento, tantissimi italiani, credo, si sono trovati a mormorare a denti stretti e con la morte nel cuore: “Allora Grillo ha ragione!”.

Ma non aspettiamoci che questi eventi influiscano più di tanto su futuri orientamenti di voto. Il potere manipolatorio dei media è immenso. E intanto in rete e nei telefonini circola una caustica e maledettamente attuale battuta attribuita a Mark Twain: «Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare». In effetti, il recentissimo ballon d’essai friulano sembra piuttosto eloquente in materia di ulteriori crolli di fiducia negli istituti della democrazia.

Giordano Montecchi


 


Posted by: dr. Mauro Degli Esposti
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20 aprile 2013
The long and winding road of Italian research evaluation

Oh dear,

vi ho lasciato anche troppo con l’ultimo post  sulla VIA sulla situazione politica, e scientifica in Italia. Ma aspettavo che la situazione politico-istituzionale si sbloccasse, o perlomeno si chiudesse il processo della valutazione scientifica nazionale, VQR che era iniziato alla fine del 2011 -  in cui sono coinvolto come panel member. La situazione politica ora subisce un vero e proprio cambiamento di fase, che solo stagionati esperti riuscirebbero forse a farci capire - scienziati, studiosi e professionisti abituati a lavorare e vivere all'estero come noi possono solo usare raziocinio, e questo proprio non serve! Ho quindi chiesto ad un esperto ed amico della VIA di scriverci un articolo a proposito, che potremmo pubblicare sul sito della Via-academy, se voi credete.

Invece il processo VQR ha praticamente completato il suo lungo percorso valutativo, perlomeno per le aree biomediche; quindi potrei scriverci sopra, con le doverose cautele legate al mio ruolo "istituzionale" nello stesso processo. Processo, lasciatemlo dire subito, decisamente tortuoso - a really long and winding road of scientific evaluation!

Che ne dite?


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3 marzo 2013
Report from Genoa on current political situation Following the positive response to the previous post of 28 February, I write a report on the current political situation in Italy, from the combined angle of Genoa and science.  I write in English for the benefit of friends of Via-academy who know little Italian - but various references I provide are in Italian. I was  having a nice brunch today in the cove ('porticciolo') of Nervi, enjoying the sun and thought what was going on in a nice villa just one mile away, overlooking the same sunny sea I was watching. In that villa the imminent future of Italian politics, and consequently science and higher education, is being sorted by Beppe Grillo and the 5 Stars Movement he has created. They recently had a tremendous success at the latest political polls, so that the next government will depend on their eventual support. Several persons I know, as well as  influential  media, believe that this support will not be given, and in a few months another round of election polls will be needed. I am not so pessimistic, probably because I have been abroad for so long that I can't feel the gloom and negative feelings that 20 years of government-led destruction of culture and devaluation of science have induced into Italians. So I turned into the program of Grillo's movement for research and higher education, which has been published online for some time. Finding the program rather simple, I consulted previous analyses published online: the common opinion was that the program is either unworkable or pretty bad altogether. Maybe those who wrote these analyses were politically motivated to oppose Beppe Grillo, as most media have persistently done until his recent political success. So I looked for recent and unbiased opinions on what Beppe Grillo and his movement really think about higher education and science now, and found an interview published in NEW SCIENTIST last week.
The key question in that interview was:

Now that you (may be in the position to influence,
my rewording) the government, what place will scientific research have in your program?

And this is what Beppe answered:

A primary place. One of our main objectives is to restore meritocracy within research and academia, where cronyism is also widespread. We also want to give money back to public research that is dying.

Well Beppe, how? With the kind of program published online by the 5 Stars movement?  In which one major point is: Evaluation of academics by university students.  It is already happening, but I doubt that this and other points of the current program will attract back Italian academics and scientists now working abroad, who are used to be evaluated by peers or scientific committees. Do you realize this, when you say at the end of the same interview, in regard to Italian minds abroad: 

But if we give a strong signal of change, they will come back.

Beppe, you can certainly give a NEW signal of change, if your movement will condition future governments to invest seriously in culture, science and higher education.  However, so far, I have no clue that this is going to happen. In this sunny cove overlooked by your villa, I actually fear that such a thought does not even cross your mind, dear Beppe!




Posted by: dr. Mauro Degli Esposti
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