20 giugno 2010
Giustizia accademica all'italiana
Ieri, parlando a Manchester con italiani che non vedevo da tempo, mi son reso conto che molti di coloro che seguono la Via-academy non sanno cosa e' successo della nostra idea di favorire una 'Lobby Per La Ricerca'. Siccome non lo sanno neanche la maggioranza dei connazionali in patria, e' opportuno raccontarlo prima qui. Dopo l'appello di UN MILIARDO DI EURO PER LA RICERCA che abbiamo fatto lo scorso Dicembre, coinvolgendo una cinquantina di parlamentari e la successiva risposta del governo - di tagliare i fondi per la ricerca ed universita' di oltre un miliardo - ho messo insieme una semplice proposta. Per farne il nucleo di una eventuale legge che producesse risorse per il sistema universitario e nello stesso tempo un adeguamento del trattamento pensionistico degli accademici italiani alle condizioni esistenti in UK ed altri paesi europei - pensionamento a 65 anni, con opzione di contratti a termine per accademici che sono effettivamente attivi nella ricerca o son valutati validi per insegnamento dai loro atenei. Un'idea del genere era in giro da almeno un anno, ma solo tramite l'azione catalitica della Via-academy prese una forma di bozza di progetto, inizialmente definita '''Legge dei 3 Ricercatori''' (cliccare l'immagine per il link alla pagina VIAWiki specifica). Colleghi dell'APRI si sono associati e, dopo una revisione del draft curata insieme all'On. Walter Tocci, hanno presentato la proposta alla commissione del Senato che stava esaminando il disegno di legge della riforma Gelmini (n. 1905). Successivamente, il Partito Democratico (PD) ha inserito praticamente la stessa proposta in uno dei suoi emendamenti al disegno di legge n. 1905, che e' stato poi bocciato non solo dalla maggioranza, ma anche da qualche senatore dell'opposizione. Questo e' successo a meta' Maggio, dopo che il PD aveva fatto propria la proposta ai suoi massimi livelli, supportando la Prof. Maria Chiara Carrozza (rettore del Sant'Anna di Pisa) che ne era diventata la paladina ufficiale. Da quel momento e' cominciato un dibattito su giornali, alimentato dal famoso giornalista Mario Pirani e poi dal piu' giovane Ilvo Diamanti (professore ad Urbino), i quali su La Repubblica hanno sparato a zero contro questa proposta, accusata di mandare in 'rottamazione' validi professori universitari. Una posizione che so, per esperienza diretta, incarna il riflesso pavloviano dei professori ultrasessantenni Italiani (la maggiornaza dei cattedratici, al momento). Anche quando sono dichiaratamente progressisti e concordano su tutto il resto dei problemi universitari, non riescono neanche a contemplare la possibile perdita di quello che e', a tutti gli effetti, un costoso privilegio - di andare in pensione fino a 7 anni (e per i professori clinici per 10 anni) oltre al limite di servizio di tutto il resto del personale universitario, incluso i ricercatori. Incidently, beneficiari di questo trattamento pensionistico sono anche vari parlamentari, fra cui quelli untrasettantenni riportati nel'immagine. La discussione fra i potenti detrattori e coloro che la difendono (spesso molto piu' giovani o all'estero come noi) sta andando avanti in modo animato, in particolare su questo sito: http://www.imille.org/2010/06/se-i-baroni-difendono-se-stessi/ Invito tutti a consultarlo per farsi un'opinione su questa che e' ora diventata una controversia nazionale - con la consapevolezza che l'abbiamo inizialmente stimolata nella Via-academy!
Posted by: dr. Mauro Degli Esposti
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