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11 marzo 2010
Accademia e politica in Italia - worries

...università – ossia gli ultimi baluardi di un sapere ancora largamente critico, non del tutto asservito alle logiche privatistiche del mercato – private di fondi e sottoposte a uno scandaloso bombardamento denigratorio.

Queste parole, scritte ieri dal Prof. Angelo D'Orsi (Universita' di Torino, cliccare immagine per l'articolo), suscitano forti preoccupazioni sul nostro paese. Continuiamo a guardare e non far nulla, o ci voltiamo dall'altra parte e prendiamo la cittadinanza inglese? Anche considerando  che ci chiudono il Consolato italiano a Manchester!

 


Posted by: dr. Mauro Degli Esposti


COMMENTS LIST

ottime notizie. Pero' c'e' chi dice che il vero budget uscira' dopo le elezioni. In questo dicono che sta cercando di farsi vedere in vista delle elezioni.
Posted by: ing. Luca Boscolo | 25/03/2010 08:19:58

Surprise good news from the latest budget of Mr. Darling - UK universities are promised 20,000 more student places next academic year - partially offsetting the cuts already announced: http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/8585143.stm
Posted by: dott. Mauro Degli Esposti | 24/03/2010 20:17:16

And the freeze on English universities is coming! http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/8573432.stm
Posted by: dott. Mauro Degli Esposti | 18/03/2010 10:33:52

Mettimamo su una seria universita' via internet? Ragazzi, recentemente dal post originariamente ispirato al tema del rapporto fra accademia e politica, si e' sviluppata una discussione che si proietta verso il futuro. Dati problemi nell'universita' italiana ed inglese ed i tagli di fondi su entrambi, una possibile via per mantenere ed espandere il nostro lavoro e' istituire una NOSTRA universita' 'telematica', tipo Open University ed ancor piu' 'University of the People'. Questo e' una tema sussurrato ma ricorrente fra di noi in UK quando si comemntano i tagli che ci stanno piovendo addosso e che faranno fuori alcuni di noi. Ma perche' non pensiamo di metter su noi una NOSTRA universita' telematica di questo tipo, che abbia contenuti e corsi sia in Italiano che Inglese e si specializzi nelle aree accademiche in cui possiamo raccolgliere piu' esperienze accademiche - dalla biomedicina alla storia? Fra APRI e Via-academy abbiamo un pool di esperti che copre varie branche delle scienze esatte e di quelle umanistiche. I fondi? Non ci vuole molto per partire - ed io son disposto ad investirci di mio fino a 10000 pounds, per iniziare. Almeno una prospettiva di questo genere puo' dare speranze ad alcuni col lavoro piu' precario e nello stesso tempo puo' raffinare le nostre capacita' manageriali-accademiche, di costruire e gestire un'universita' nuova da ZERO, con poche e ben definite regole internazionali. Che poi possa diventare un MODELLO per le universita' reali virtuose del futuro in Italia, e mica solo li'!
Posted by: dott. Mauro Degli Esposti | 17/03/2010 09:57:55

Scusami, credo che tu abbia invitato a contattarti personalmente l'ing. Luca Boscolo, ma, nel caso in cui volevi riferirti anche a me per quanto scrivevo nell'ultima parte della discussione con lui, sappi che, se si tratta di proporre nuove idee a vantaggio di tutti e studiarne le possibili fasi di realizzazione, anche io saro' sempre disponibile. Il mio indirizzo e-mail, per essere a mio volta contattato personalmente, e': Luca.Cerioni@brunel.ac.uk (la Brunel University e' l'Istituzione in cui attualmente lavoro in qualita' di lecturer; ho la mia pagina Web sotto il link della Law School-Academic Staff-Lecturers-Luca Cerioni). Ritengo molto positiva la circostanza che, attraverso il blog, si possano stabilire nuovi contatti per iniziare anche costruttive discussioni su nuove idee Ciao Luca
Posted by: lcerio | 17/03/2010 09:31:37

Luca, perche' non mi contatti direttamente per email, cosi' discutiamo ulteriormente di queste cose? Cheers
Posted by: dott. Mauro Degli Esposti | 16/03/2010 22:44:11

beh, qui alla VIA-Academy possiamo trovare praticamente tutti gli accademici che servono, gli interlocutori politici ci sono... quindi basterebbe disegnare un prototipo da presentare a qualche gruppo di politici, no? Mauro, se ci sei, batti un colpo... cosa ne pensi?
Posted by: ing. Luca Boscolo | 16/03/2010 16:52:59

Certamente si potrebbe investigare per vedere se ci sono i fondi per un progetto-pilota sulla base della University of People, ma bisognerebbe poi trovare l'interlocutore istituzionale giusto per la realizzazione del progetto. Credo che per proporre un nuovo progetto sia anche necessario evidenziare i tratti distintivi rispetto a cio' che esiste gia' (mi sembra che stiano sorgendo varie "Universita' telematiche") e dimostrarne il valore aggiunto, sperando che qualcuno capisca i vantaggi, non solo per gli accademici coinvolti ma anche in termini generali, cioe' in chiave socio-economica, generati dalla realizzazione del progetto. Altrimenti bisognerebbe sperare che la University of People gia' esistente aumenti sensibilmente la sua attivita' ed assuma nuovi accademici. In ogni caso, oltre ai fondi, si tratta anche di una questione di volonta' politica, che deve esistere a qualche livello per sostenere la realizzazione di qualunque progetto. Un esempio: la Francia ha introdotto un sistema di accoglienza selettiva di "cervelli" di altre nazionalita' che vogliano realizzare in Francia un progetto che produca benefici sia per la Francia stessa che per il Paese d'origine; a queste persone viene rilasciata una "carte competences et talents" e mi sembra di capire (sto ancora studiando il sistema) che ricevono una qualche agevolazione dallo Stato, se il progetto viene valutato positivamente a priori da una apposita Commissione scientifica ministeriale, per realizzare il progetto stesso. Mi sembra che questo sia un esempio di volonta' "politica" di aiutare la realizzazione di nuovi progetti; bisognerebbe chiedersi se esiste anche in Italia e da parte di chi..Ciao Luca
Posted by: lcerio | 16/03/2010 16:47:09

non so se c'e' un University of People in Italia, si potrebbe investigare per vedere se ci sono dei fondi per qualche progetto pilota.
Posted by: ing. Luca Boscolo | 16/03/2010 13:35:47

beh, mi sembra una cosa simile alla Open University. no? Molti sono scettici a questo tipo di Universita' perche' dicono che non ha lo stesso valore di un'Universita' fatta con sedie, lavagne, professori in carne ed ossa. Pero' da come l'ho vissuta io l'Universita' a Padova, 20 anni fa, non vedo nessuna differenza, anzi e' meglio. Perche' sarei stato piu' comodo a casa a guardarmi il video di una lezione che fare ogni volta una mini battaglia per prendersi un posto in un'aula da 300 persone dove eravamo in 600. Poi, laboratori non c'erano, quindi si facevano esperimenti sulla carta. Non c'erano chance di parlare con il prof. perche' c'era troppa gente, in pratica eri lasciato a te stesso e l'unica cosa che alla fine l'Universita' ti da' e' un certificato che hai fatto gli esami, ma non mi sembra che essere fisicamente a lezione mi abbia fornito conoscenze superiori a quelle ottenute guardando un video alla TV. In molti casi, all'Universita', dove non c'era posto, mettevano gli studenti in un'altra aula con un televisone che faceva vedere il filmato indiretta della lezione del prof.!!!
Posted by: ing. Luca Boscolo | 16/03/2010 12:52:09

Ciao Mauro (se va bene direi di darci del tu; in fondo siamo colleghi espatriati), ritengo che l'idea dell'Universita'-on-line sia validissima e spero che la University of People (od altre iniziative del genere), che a quanto capisco si propone di avere carattere universale, diventi un modello di riferimento e che abbia ricevuto, o riceva, il dovuto supporto istutuzionale. Nella mia esperienza personale, ho visto tanti studenti insoddisfatti, tra i piu' e tra i meno giovani, che credo avrebbero volentieri scelto un'alternativa del genere. Tantopiu' la University of People vede crescere il suo "bacino" di riferimento, quantopiu' potrebbe ampliare la propria offerta formativa in termini di insegnamento ed i propri settori di interesse per la ricerca e, di conseguenza, potrebbe avere bisogno di nuovo personale accademico. Mi auguro che sia uno dei possibili sbocchi! Ciao Luca
Posted by: lcerio | 16/03/2010 12:25:47

Ciao Sam, noto che, pur se abbiamo diverse idee su cio' che c'entra con la liberta' accademica, almeno in principio sei d'accordo su quanto ho detto a proposito della peer review, da cui deduco che certi comportamenti non piacciono neanche a te anche se magari vi hai fatto l'abitudine. Hai ragione sull'ultimo punto, ed infatti non restero' certamente in UK a vita...credo inoltre che lamentarsi di un sistema o dell'altro, da per se' stesso, serva a poco o niente; occorre piuttosto cercare soluzioni costruttive per migliorare la situazione Ciao Luca
Posted by: lcerio | 16/03/2010 12:10:47

guarda che io sono d'accordo, in principio, su tutto quello che dici tu riguardo alla peer review. Non e' certo un sistema perfetto, e idee che vanno controcorrente all'inizio trovano resistenza da parte della comunita' scientifica. Ripeto: e' un fenomeno sociale ben descritto (vedi Khun) a cui dovrai fare l'abitudine. D'altronde un sistema migliore della peer review ancora non e' stato inventato. Quello che dico io e' che questi comportamenti che descrivi NON C'ENTRANO NIENTE col discorso della liberta' accademica. Lasciamo perdere poi tutti i discorsi di elective dictatorship e simili che c'entrano ancora meno. Viva le differenze in ogni caso. Pero' e' anche vero che c'e' un detto popolare (spesso molto saggi) che dice di non sputare nel piatto dove mangi. In questa Europa siamo liberi di muoverci liberamente e nessuno ti obbliga a vivere in UK se sei cosi' preoccupato per i tuoi civil rights. Sam
Posted by: Samuele Marcora | 16/03/2010 07:52:14

Fa piacere che l'argomento del post attragga una bella discussione. Alla quale vorrei aggiungere questo tema: l'universita' del futuro potrebbe essere prevalentemente online, come la University of the People: http://www.uopeople.org/ Tramite la Via-academy stiamo in orecchio - potrebbe essere uno sbocco per chi di noi si stanchera' del sistema inglese, oltreche' di quello italiano!
Posted by: dott. Mauro Degli Esposti | 15/03/2010 22:40:05

Ciao, rieccomi Sam..in primo luogo non ritengo di avere le idee confuse ne' tantomeno di fare ragionamenti da asilo. Controprova, con un dato oggettivo, sull'assenza di ragionamenti da asilo: nei miei settori di ricerca, alcune riviste accademiche inglesi compaiono al top in classifiche redatte dagli inglesi stessi, mentre compaiono in posizione molto, molto bassa in classifiche stilate dagli americani e qualche volta le classifiche americane collocano riviste dell'Europa continentale in posizione superiore alle riviste inglesi. Come te lo spieghi? Secondo punto, a riprova della circostanza che non ho le idee confuse: ho assunto la definizione di liberta' accademica come liberta' intellettuale (e quindi liberta' di circolazione delle idee) data dallo studio che citavo, ed il peer review DOVREBBE ESSERE TOTALMENTE NEUTRALE RISPETTO ALLE IDEE ESPRESSE IN UN PAPER. Trovo GRAVISSIMO accettare che un paper venga respinto per mancata condivisione delle idee: il peer review, per essere scientifico, dovrebbe giudicare un paper ESCLUSIVAMENTE in base alla coerenza fra le varie parti (intendo assenza di contraddizioni), alla ricerca sottostante (letteratura citata etc..) ed all'originalita' delle conclusioni, non in base alle idee espresse, altrimenti diventa UN CONTROLLO SULLE IDEE PERSONALI e, a mio modesto parere, diventa una forma di censura se preclude la pubblicazione di papers che esprimono idee non condivise dal reviewer. Certo, le idee contenute in un paper pubblicato possono essere oggetto di critica - anzi, direi - DEVONO ESSERLO perche' soltanto dalla critica puo' nascere nuovo dibattito scientifico ed avanzamento della conoscenza, ma una critica ex post dopo la pubblicazione (sempre bene accetta da parte mia) e' cosa ben diversa da una preclusione ex ante che soffoca lla circolazione delle idee stesse se non condivise..certo, il PhD deve essere dato con esame finale, ma il parametro di GIUDIZIO SCIENTIFICO NON DEVE ESSERE LA CONDIVISIONE DELLE IDEE DA PARTE DEGLI ESAMINATORI, bensi' la constatazione che il lavoro propone analisi e conclusioni innovative che (anche se non condivise dagli esaminatori) possono servire per l'ulteriore dibattito scienitifico. Infine, io non volevo certo negare i difetti dell'Italia, ma mi colpisce la tua valutazione positiva dell'assenza di una Costituzione in UK. Forse il terreno giuridico non ti e' molto familiare, ma l'assenza di una Costituzione indica assenza di principi inviolabili che attengano ai diritti fondamentali della persona e che abbiano rango superiore rispetto alle altre leggi...Certo, si puo' dire che in Italia, nonostante tutti i diritti siano costituzionalmente sanciti, di fatto spesso non vengono rispettati, ma questo e' un altro tipo di problema che ha a che fare con il comportamento dei singoli (e contro cui, comunque, la presenza della Costituzione offre almeno, a chi intende servirsene, uno strumento di lotta). Ricordo che qui in UK - dove non esiste una Costituzione scritta di rango superiore - si comincia a parlare di "crackdown on civil liberties" e persino di soppressione dello "human rights act" che hanno introdotto nel 1998...e noto che (non io ma) alcuni studiosi costituzionalisti hanno iniziato a definire questo Paese una "elective dictatorship"..stenterei veramente a vedere nella possibile soppressione dello human rights act qualcosa di positivo, ma ai sudditi britannici (tra cui forse ci sarai anche tu, dato che hai pensato di chiedere la cittadinanza-sudditanza britannica) non resterebbe che accettare silenziosamente. Comunque, non vorrei andare oltre, ho capito che abbiamo vedute diverse...viva la differenza! Ciao Luca
Posted by: lcerio | 15/03/2010 22:04:38

Che sappia io, nessuna delle classifiche tiene conto del prestigio del giornale in cui si pubblica. al massimo usano le citazioni per paper che e' un altra cosa, vedi classifiche bibliometriche dell'ISI. inoltre ci sono un mucchio di altri fattori sia in quella del times che in quella cinese, per esempio il numero di nobel prize winners e la percentuale di studenti e docenti stranieri sam
Posted by: Samuele Marcora | 15/03/2010 21:18:07

dunque, mi sembra di capire, che le uni uk sono migliori perche' producono piu' pubblicazioni dei colleghi italiani e che per guadagnare punti bisogna pubblicare la ricerca in un giornale prestigioso che e' in inglese, giusto? Ci sono altri fattori?
Posted by: ing. Luca Boscolo | 15/03/2010 21:03:05

Allora le universita' britanniche sono ai primi posti perche' la classifica la fanno gli inglesi. Questi sono ragionamenti da livello di asilo che, purtroppo, si sentono fare non solo su questa lista, ma anche da molti rettori italiani. Faccio inoltre notare che le universita' britanniche escono al top anche se si fa un'analisi puramente bibliometrica o nella famosa classifica cinese. Quindi scordiamoci questa favoletta che gli inglesi si autopromuovono. Non ne hanno bisogno Sam
Posted by: Samuele Marcora | 15/03/2010 20:51:26

ci sono varie classifiche, ognuna con metodologie diverse. Tra l'altro la metodologia di quella piu' famosa (quella del Times Higher Education Supplement) sta per essere cambiata. Nel complesso i risultati pero' sono gli stessi: UK seconda solo agli Stati Uniti, Italia all'ultimo posto tra i grandi paesi industrializzati. Sam
Posted by: Samuele Marcora | 15/03/2010 20:51:04

> D'altra parte,
> la tua domanda mi indurrebbe a farti a mia volta una domanda personale: se
> la Gran Bretagna ti piace tanto, perche' non ti impegni a restarci per tutta
> la vita ed a diventare "suddito" britannico ?

A dir la verita', ci ho pensato seriamente a chiedere la cittadinanza
britannica.

> Lo studio che ho ricordato
> ("UK lowest on freedom list", pubblicato nel 2008) indicando nella Gran
> Bretagna il paese peggiore d'Europa per liberta' accademica, si riferisce
> chiaramente al primo aspetto, cioe' alla tutela giuridica della liberta'
> accademica

Il fatto che ci sia meno tutela giuridica non significa che ci sia
meno liberta' accademica. Mi sembrava tu alludessi al fatto che in UK
non ci fosse liberta' accademica, non minore tutela giuridica.
Considerando che i britannici non hanno neanche la Costituzione, si
vede che sono capaci di fare le cose come si deve anche senza una
legge apposita. Invece l'Italia e' uno dei paesi con piu' leggi e,
allo stesso tempo, uno dei paesi con piu' illegalita e corruzione tra
i paesi avanzati.

> (ove quest'ultima viene intesa non come liberta' di scegliere il
> settore di ricerca od i temi di insegnameto, ma come liberta' di "sfidare il
> pensiero convenzionale", rimettendo in discussione posizioni consolidate fra
> studiosi del settore e proponendo soluzioni radicalmente nuove; viene cioe'
> intesa come libera creatiivita' intellettuale, nella ricerca come
> nell'insegnamento, al riparo da conseguenze negative, ed anche come totale
> autonomia di gestione).

E in UK chi te lo impedisce scusa?

> Spostando ora il discorso sulle situazioni di fatto,
> possono esserci situazioni positive e negative; cio' dipende dalla qualita'
> delle persone coinvolte. Sono contento per te se hai soltanto avuto
> esperienze positive; alcune mie esperienze sono state negative, come quando
> ad es. mi venne respinto un articolo poiche' i referee non condividevano le
> opinioni che avevo espresso (ed a mio avviso un articolo respinto per tale
> ragione indica gia' assenza di vera liberta' accademica, anche di fatto)

ah, ah, ah. scusa le risate, ma mi sembra che tu stia facendo un po'
di confusione su cosa sia la liberta' accademica. Quello che descrivi
e' una cosa che succede a tutti. Nella scienza, volenti o nolenti,
c'e' la peer review e bisogna farne i conti!!!  Con tutti i suoi
difetti, la peer review e' l'unico sistema che funziona anche se seguo
con interesse lo sviluppo di open access journals dove la peer review
viene fatta post (rather than pre) publication. Anche la resistenza al
cambiamento della comunita' scientifica e' un processo ben descritto.
Ti consiglio l'ottimo The Structure of Scientific Revolutions di
Thomas Kuhn che mi ero studiato al Liceo,

> quando mi venne chiesto di insegnare materie estranee alle mie competenze
> (con inutile dispersione di tempo che avrei potuto utilizzare meglio per
> fare ricerca).

ah ah ah. Scusa ma se questi sono esempi di violazione di liberta'
accademica, allora W l'Inghilterra (come cantava un tempo Baglioni).
Violazioni della liberta' accademica sono cose molto piu' gravi.

> In un'altra occasione, dovetti proteggere un mio paper dal
> tentativo di plagio da parte di un prof. totalmente incompetente nella
> materia (ed anche cio' e' accaduto in UK). Ho visto anche di molto peggio:

ma cosa c'entra il plagio con la liberta' accademica!

> un mio am! ico e' stato costretto a cambiare i contenuti della tesi di
> dottorato perche' gli esaminers non erano d'accordo con le idee che
> esprimeva (altrimenti non gli avrebbero permesso di conseguire il PhD) ed
> uno degli studenti intellettualmente piu' brillanti che ho conosciuto e'
> stato penalizzato nel voto perche' troppo creativo nelle sue idee.

Again, peer review con tutti i suoi pro e contro. Oppure vuoi che il
PhD venga dato senza esame finale?

> e' conosciuto come uno dei migliori del
> mondo, perche' riesce a "vendersi" grazie al vantaggio della lingua e
> dell'immagine consolidata

Questa e' buona. Le universita' inglesi sono tra le migliori al mondo
per l'immagine (?) e perche' sanno l'inglese.

> ma non credo sia il caso di tacerne i difetti e
> rinunciare ad un avere una consapevolezza complessiva della sua! natura e
> del suo funzionamento

Tutti i sistemi hanno difetti, nessuno dice il contrario. Qui pero'
stiamo parlando specificatamente di liberta' accademica e, visti gli
esempi che hai portato, ritengo che tu abbia le idee un po' confuse
Ciao

Samuele

Posted by: Samuele Marcora | 15/03/2010 20:49:59

Ciao, scusate ancora, non vorrei essere considerato il "cattivo" sul sistema britannico; citavo soltanto fatti oggettivi. Comunque, riguardo alle classifiche, a mia conoscenza si basano sulla quantita' delle pubblicazioni effettuate dai membri dello staff e sulle riviste in cui i lavori appaiono...d'altra parte, quando la classifica piu' "ascoltata" viene compilata dal THES (Times Higher Education Supplement), giornale britannico, ed alla luce del fatto che l'inglese e' divenuto lingua internazionale delle pubblicazioni, i primi posti delle Universita' britanniche non mi meravigliano...noto pero' che il THES non ha mai messo in discussione il primo posto di Harvard, cioe' della piu' prestigiosa Universita' americana Luca
Posted by: lcerio | 15/03/2010 20:26:17

Scusate se mi intrometto nella vostra discussione tra I'll buono ed I'll cattivo nel sistema uni britannico. Le classifiche mondiali danno le uni uk tra le prime mentre quelle italiane sono tra le ultime, potete spiegare a qualcuno che e' fuori dal sistema, come viene formata questa classifica?
Posted by: ing. Luca Boscolo | 15/03/2010 20:08:56

Caro Samuele, premesso che il mio primo commento sulla liberta' accademica in UK non voleva essere un segnale di disprezzo ma soltanto il tentativo di fare una fotografia oggettiva al sistema britannico nelle sue diverse sfumature, rispondo subito alla tua ultima domanda: venni perche' fortemente incoraggiato dal mio supervisore di dottorato, e perche' fui attratto da coloro che mi indicavano solo i tratti positivi; in altre parole, venni senza sapere, a priori, che vi erano anche degli aspetti negativi che, nella mia esperienza personale, sto scoprendo con il trascorrere del tempo (cio' mi spinge ora ad esplorare la situazione negli altri Paesi). D'altra parte, la tua domanda mi indurrebbe a farti a mia volta una domanda personale: se la Gran Bretagna ti piace tanto, perche' non ti impegni a restarci per tutta la vita ed a diventare "suddito" britannico ? Comuque, chiudendo questa parentesi che non serve a riflessioni oggettive, cerco di rispondere alla tua prima domanda in modo scientifico. Ora, per il discorso della liberta' accademica, credo che bisogna distinguere tre livelli: a) il discorso giuridico della tutela della liberta' accademica; b) le situazioni di fatto che possono verificarsi, cioe' le diverse esperienze personali; c) le percezioni personali, legate alle esperienze. Lo studio che ho ricordato ("UK lowest on freedom list", pubblicato nel 2008) indicando nella Gran Bretagna il paese peggiore d'Europa per liberta' accademica, si riferisce chiaramente al primo aspetto, cioe' alla tutela giuridica della liberta' accademica (ove quest'ultima viene intesa non come liberta' di scegliere il settore di ricerca od i temi di insegnameto, ma come liberta' di "sfidare il pensiero convenzionale", rimettendo in discussione posizioni consolidate fra studiosi del settore e proponendo soluzioni radicalmente nuove; viene cioe' intesa come libera creatiivita' intellettuale, nella ricerca come nell'insegnamento, al riparo da conseguenze negative, ed anche come totale autonomia di gestione). Nell'ottica della tutela giuridica della liberta' accademica (intesa in questa accezione), lo studio raggiunge la sua conclusione (negativa) circa lo UK in base all'assenza di garanzie formali della liberta' di espressione, all'abolizione per legge della tenure (che un tempo esisteva), all'assenza di protezione costituzionale del lavoro ed allo stesso approccio manageriale che crea organizzazioni top down. Accettando l'analisi dal punto di vista giuridico che lo studio propone, non posso non notare che la Gran Bretagna - avendo voluto ed esercitato un "opt out" dalla Carta Europea dei Diritti Fondamentali, Carta che include anche la protezione della liberta' accademica - non ha considerato la stessa liberta' accademica (ne' gli altri diritti personali riconosciuti dalla Carta) meritevole di riconoscimento e protezione giuridici (ricordo che, con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta dei Diritti Fondamentali ha assunto la stessa forza giuridica del Trattato istitutivo dell'UE, e che tale rilevanza giuridica riguarda tutti i Paesi, ad eccezioni dei tre - tra cui lo UK - che hanno avuto un opt out). Insomma, dal punto di vista giuridico, la conclusione dello studio mi sembra obiettivamente incontrovertibile. Spostando ora il discorso sulle situazioni di fatto, possono esserci situazioni positive e negative; cio' dipende dalla qualita' delle persone coinvolte. Sono contento per te se hai soltanto avuto esperienze positive; alcune mie esperienze sono state negative, come quando ad es. mi venne respinto un articolo poiche' i referee non condividevano le opinioni che avevo espresso (ed a mio avviso un articolo respinto per tale ragione indica gia' assenza di vera liberta' accademica, anche di fatto) o quando mi venne chiesto di insegnare materie estranee alle mie competenze (con inutile dispersione di tempo che avrei potuto utilizzare meglio per fare ricerca). In un'altra occasione, dovetti proteggere un mio paper dal tentativo di plagio da parte di un prof. totalmente incompetente nella materia (ed anche cio' e' accaduto in UK). Ho visto anche di molto peggio: un mio amico e' stato costretto a cambiare i contenuti della tesi di dottorato perche' gli esaminers non erano d'accordo con le idee che esprimeva (altrimenti non gli avrebbero permesso di conseguire il PhD) ed uno degli studenti intellettualmente piu' brillanti che ho conosciuto e' stato penalizzato nel voto perche' troppo creativo nelle sue idee. Certamente, le esperienze personali influenzano le percezioni...ma credo, sia alla luce dell'aspetto giuridico relativo alla mancata protezione della liberta' accademica che alla luce di alcune situazioni di fatto che ho vissuto e visto, e che indicano le conseguenze della mancanza di protezione giuridica della liberta' accademica, che sia opportuno non lodare oltremisura il sistema britannico: e' conosciuto come uno dei migliori del mondo, perche' riesce a "vendersi" grazie al vantaggio della lingua e dell'immagine consolidata, ma non credo sia il caso di tacerne i difetti e rinunciare ad un avere una consapevolezza complessiva della sua natura e del suo funzionamento Ciao, auguri Luca
Posted by: lcerio | 15/03/2010 17:13:30

Caro Luca ma se il sistema accademico britannico e il "sick man of Europe" per quanto riguarda la liberta' accademica, come e' possibile che sia uno dei migliori sistemi accademici al mondo? Inoltre, secondo la mia esperienza, qui in UK c'e' la massima liberta'm accademica se per questo termine intendi sciegliere i miei temi di ricerca e cosa insegnare agli studenti. Nessun manager si e' mai impicciato di queste cose, decido io in piena liberta'. Non sono certo libero di dire ad uno studente che mi chiede cortesemente delle indicazioni per un ufficio: "io per Lei sono Chiarissimo Professore" (sentito con le mie orecchie) oppure di pubblicare solo un abstract ad un congresso nazionale ogni 5 anni!!! ma questo non c'entra niente con la liberta' accademica. Lasciati completamente a loro stessi, gli accademici italiani hanno, nel complesso, dimostrato di non saper gestire l'universita'. Non e' solo un problema di soldi. Quindi qualche iniezione di managerialita' e di "privato" non fara' male, anzi, alle universita' italiane. infine una domanda: ma se il sistema britannico lo disprezzi cosi' tanto, perche' hai scelto di lavorarci? perche' non torni alla liberta' accademica italiana? Sam
Posted by: Samuele Marcora | 15/03/2010 13:04:22

Un commento sul tema dell' "accountability" degli accademici. Credo che occorra precisare verso chi gli accademici debbano essere "accountable" e per cosa debbano esserlo. Forse la mia esperienza in UK e' piu' limitata della vostra (sono entrato nella carriera accademica in questo paese ad agosto 2006), ma da quanto ho potuto capire, qui le Universita' sono in sostanza imprese private in tutti gli aspetti (con l'eccezione dell'etichetta e della forma giuridica) e vengono gestite con un approccio manageriale che, come lessi su un articolo nella rivista giuridica "Legal Studies" (2007) "ha sacrificato la liberta' accademica agli obiettivi commerciali dell'impresa". Per "liberta' accademica" non viene intesa, in questo contesto, una liberta' di accumulare e/o conservare posizioni di prestigio e rendita senza produrre risultati scientifici e per creare reti autoreferenziali. Il termine viene invece usato per indicare: la liberta' di aprire nuove strade nella ricerca (anche sfidando posizioni consolidate e comunemente accettate, soprattutto in alcune discipline come quelle economiche e giuridiche), cioe' la liberata' di far avanzare il pensiero critico e creativo nel produrre conoscenza; la liberta' di organizzare il proprio lavoro (anche in termini di docenza) in base alle esigenza dei singoli accademici senza il rischio di indebite pressioni; l'autogoverno; la "protezione costituzionale" del lavoro quale salvaguardia per il mantenimento del cattere intellettuale del lavoro stesso. Assumendo questi parametri, un paragone fra 23 Paesi dell'UE nell'ottica della protezione della liberta' accademica, pubblicato nel 2008 (quindi, relativamente recente) vede la Gran Bretagna all'ultimo posto in Europa, al punto da chiamarla "sick man of Europe for academic freedom" . Nell'approccio manageriale interno alle Universita'-imprese private britanniche (che, a quanto ho compreso, si autodefiniscono istituzioni "pubbliche" poiche' ricevono fondi dallo Stato, su base competitiva attraverso i vari rankings come RAE, il nuovo REF, la famosa NSS etc.., ma perseguono uno scopo di lucro che, nei sistemi continentali, sarebbe proprio di societa' commerciali come spa od srl), gli accademici sono - mi sembra - spesso "accountable" verso i vertici di dipartimento (e questi ultimi lo sono a loro volta verso i Chancellor), per attrarre fondi e studenti (NSS) da cui riscuotere fees (in aumento) per aumentare i profitti dell'impresa; mi sembra cioe' che tale tipo di accountability sottoponga gli accademici (od una loro buona parte) ad una pressione commerciale (derivante da "fame di denaro", direi) che limita fortemente la stessa liberta' accademica nel senso migliore del termine, cioe' intesa in base ai parametri sopra indicati. Alla luce di tali considerazioni, concordo con la necessita' di una accountability, ma ritengo che debba trattarsi di una accountability per la produzione di nuova conoscenza tramite la ricerca, cioe' credo che il ruolo accademico debba restare un lavoro intellettuale, non trasformarsi in un lavoro "commerciale"....vi sono gia' moltissime imprese commerciali (in cui lo scopo di lucro sovrasta ogni altra considerazione) fuori dal mondo universitario. Queste sono solo alcune riflessioni per suggerire di guardare al sistema britannico non soltanto negli aspetti positivi spesso decantati (stipendi maggiori o maggior facilita' di ingresso), ma anche negli aspetti negativi, al fine di averne una visione complessiva, ed avere quindi presenti anche gli aspetti (soppressione o limitazione della liberta' accademica nel significato positivo del termine) che qualunque idea di riforma in Italia od in altri Paesi europei dovrebbe evitare (su cui richiamerei nuovamente l'ultima posizione della Gran Bretagna nella classifica europea sulla liberta' accademica). Luca
Posted by: lcerio | 13/03/2010 12:20:52

Forse cogliere l'opportunita' di esprimere condivisione con i timori del Prof. D.Orsi mediante l'invio di una lettera ai presidenti di camera e senato con copia ai giornali attualmente SEPOLCRI IMBIANCATI cattolici in testa, sull'enormita' delle decisioni prese con l'accetta, di cui la chiusura del Consolato a Manchester - che lascia un territorio esteso come il Nordovest inglese senza nessun punto di riferimento territoriale - e' un esempio emblematico. In parallelo incitare il centrosinistra a prendere chiari ed espliciti impegni su queste questioni, perche' il sospetto che trarrebbero vantaggio dalle decisioni gia' prese per continuare un'economia fatta sostanzialmente di tagli mi sembra molto contreto. Silvana Serra
Posted by: Silvana Serra | 12/03/2010 17:31:56

Non mi spaventa la violenza dei potenti ma il silenzio degli onesti (Martin Luther King)
Posted by: Vincenzo Miceli | 11/03/2010 14:51:29

viste le grandissime porcate che fanno molti accademici in Italia, parlare di "scandaloso bombardamento denigratorio" mi sembra alquanto fuori luogo. Anzi, era ora che la gente (e non solo quelli interni alle universita') sapessero di queste porcate. Inoltre non mi sembra che le classifiche internazionali che ci vedono tutte ultimi tra i paesi avanzati si possano definire denigrazioni. E' ora che anche in Italia gli accademici diventino "accountable" di quello che fanno. Oppure l'accountability e' un altra "logica privatistica del mercato"? Secondo me un po' di iniezione di "logiche privatistiche del mercato" in un sistema statale corrotto come quello delle universita' italiane mi sembra una cosa molto benefica. Non dico di arrivare agli eccessi di un'accademia totalmente in mano ai privati o in balia alle leggi del mercato, ma prima di arrivare a questa situazione in Italia ce ne passa. Chi si lamenta adesso vuole solo salvare lo status quo, cioe' totale controllo da parte degli accademici senza alcuna accountability. Sam
Posted by: Samuele Marcora | 11/03/2010 12:01:02

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